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Lavori bloccati per ricorsi sulle visure camerali

Gli ospedali di Pescara necessitano di un’importante ristrutturazione. Le società edili partecipano così a una gara di appalto dal valore impressionante di 36 milioni di Euro. Al termine, i lavori sono bloccati per una questione relativa alle visure camerali presentata durante la gara.

La situazione è ormai arenata da dieci anni: la gara d’appalto ha assegnato i lavori a due società. Le altre due società escluse hanno presentato ricorso per cercare di ottenere l’apertura della gara d’appalto. Per tentare di avviare i cantieri, l’allora direttore dell’Asl aveva avviato dei tavoli pubblici.

Purtroppo, le procedure non hanno portato a nulla e i ricorsi presentati si sono conclusi con una sentenza sfavorevole alle aziende escluse. Queste, visure camerali alla mano, hanno trasmesso la pratica al Consiglio di Stato, bloccando di fatto tutto in attesa dell’ennesimo giudizio.

Le lungaggini non hanno solamente bloccato di fatto i lavori, ma hanno costretto l’Asl di Pescara a fare proroghe su proroghe. A nulla è valso cercare di dare in appalto i lavori alle società vincitrici e in subappalto alcuni lavori alle società escluse dalla stessa gara.

A quel punto, l’Asl ha dovuto chiedere una proroga per completare i lavori, senza però trovare una risoluzione. Le proroghe durano ormai da troppo tempo e gli ospedali sono al collasso, quando sarebbe bastato il confronto delle visure camerali online e un po’ di flessibilità per iniziare e completare i lavori.

Ora il nuovo direttore dell’Asl di Pescara Claudio D’Amario dovrà prendere le redini della situazione, dato che la relazione da lui firmata non è stata sufficiente per trovare una risoluzione convincente per le aziende edili chiamate in causa.

Quando si parla di procedure pubbliche, è comprensibile che le aziende escluse cerchino di ottenere l’appalto presentando le proprie visure camerali per il ricorso, ma le procedure dovrebbero avere un termine, altrimenti ci si arena nella matassa giudiziaria (con i relativi tempi).

Anche se il Consiglio di Stato desse ragione alle due società escluse, allora sarebbero quelle vincitrici a presentare ricorso per impugnare la decisione del Consiglio, proprio perché non è stato fissato un limite: ci saranno mai i lavori per gli ospedali di Pescara?

Chiedevano tangenti per ottenere le visure catastali

 

È stato scoperto un giro di tangenti all’Agenzia del Territorio di Bari. Alcuni dipendenti erano soliti chiedere delle bustarelle per velocizzare alcune procedure, come le richieste di visure catastali o documenti che si riferivano a immobili destinati a vario uso.

L’inchiesta era partita nel 2005 e l’anno successivo erano stati arrestati dieci dipendenti che, a vario titolo, chiedevano un compenso extra per visure catastali e documenti vari. In base al regalo o alla bustarella ricevuta, questi dipendenti erano in grado di accatastare un immobile con una classe inferiore. In questo modo, riuscivano a consentire un notevole risparmio sulle tasse riferite agli immobili di proprietà.

Dei dieci dipendenti, tre hanno patteggiato: dovranno ora scontare una pena variabile fino ai due anni. Modificare a proprio piacimento le visure catastali online era molto semplice, anche per la scarsità di controlli. La Corte dei Conti ha utilizzato le visure catastali modificate per inchiodare i dipendenti pubblici.

Secondo la Corte, le procedure istruttorie sono state evidenti: ad aggravare la posizione dei tre c’è anche il fatto che le visure catastali erano “taroccate” quasi con regolarità. I dipendenti erano quindi consapevoli di quanto accadeva e sfruttavano la situazione a loro vantaggio, tanto che era risaputo quanto avveniva.

Oltre alle conseguenze penali, le visure catastali modificate comportano anche un risarcimento allo Stato da parte dei dipendenti compiacenti: dovranno restituire 17.800 Euro in totale, soprattutto per la cattiva reputazione che ora ha l’Agenzia del Territorio locale dopo il loro comportamento.

Alcuni reati riconducibili alle visure catastali false sono ormai caduti in prescrizione: si tratta dei reati di omessa riscossione dei tributi e di danno di disservizio. Purtroppo, la Procura competente non ha potuto chiedere spiegazione di questi reati. La prescrizione è dovuta alla lungaggine del processo, che ha permesso ai dipendenti di sfruttare la normativa vigente.

I documenti falsificati, però, parlano da soli: i dipendenti non hanno più la possibilità di modificare le visure catastali e dovranno rispondere di quanto fatto dopo questa sentenza.

Infatti, questa risulterà un importante precedente penale qualora qualcun altro si azzardasse a modificare le visure catastali senza rendersi conto del danno che si ripercuote sui cittadini, costretti a pagare anche per chi cerca di evadere con tangenti e regali.